
Comprendere la complessità. La trama della realtà di D. Deutsch
- 5 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Nel 1997 La trama della realtà uscì come un testo impossibile da catalogare. Non era un manuale di fisica né un semplice saggio divulgativo, ma un progetto di filosofia naturale. David Deutsch, fisico teorico a Oxford e tra i padri del calcolo quantistico, voleva costruire una visione unificata della realtà, capace di collegare saperi che fino a quel momento avevano viaggiato separati.
Il nucleo del libro si regge su quattro pilastri. La meccanica quantistica, interpretata nella versione a molti mondi di Hugh Everett, secondo cui i fenomeni non si riducono a mere probabilità ma si diramano in esiti reali. L’epistemologia critica di Karl Popper, che ribalta l’idea di una conoscenza accumulativa e sottolinea come le teorie crescano per congetture, errori e revisioni. La teoria evolutiva di Darwin, estesa oltre i confini della biologia come principio universale di adattamento dei sistemi complessi. Infine, la scienza dell’informazione e della computazione, che mostra come i processi naturali possano essere interpretati come calcoli distribuiti e come i computer quantistici rendano tangibile la ricchezza nascosta del multiverso. Questi quattro filoni non vengono giustapposti, ma intrecciati in una trama coerente. La meccanica quantistica non rimane una formula tecnica: diventa un’immagine dell’universo come rete infinita di possibilità reali. L’evoluzione non resta confinata alle specie biologiche: si rivela un modello generale per descrivere il cambiamento e la selezione di soluzioni più adatte. L’epistemologia non appare come riflessione filosofica astratta: diventa il metodo stesso con cui la conoscenza cresce. La computazione non si riduce a tecnica: si trasforma in linguaggio universale per leggere i processi naturali e la loro capacità di generare coerenza senza un centro di comando. Il valore del libro sta proprio in questa sintesi: fisica, biologia, filosofia e informatica non restano compartimenti isolati, ma si sostengono reciprocamente. La realtà non ha bisogno di un regista: si orchestra da sé, generando ordine e complessità attraverso l’intreccio delle sue parti. Da questa prospettiva nascono nuove interpretazioni di concetti che spesso diamo per scontati. La probabilità non misura solo l’incertezza, ma rappresenta il peso relativo dei rami del multiverso. Il tempo non è una semplice coordinata, ma la freccia che accompagna la crescita della conoscenza. Il libero arbitrio non è illusione, ma capacità generativa di aprire biforcazioni reali e di produrre nuova conoscenza. Persino il significato della vita trova una definizione chiara: vivere significa creare, preservare ed estendere conoscenza.
La visione di Deutsch non riguarda soltanto la fisica o la filosofia, ma tocca il cuore stesso di cosa significhi parlare di complessità. È a questo livello che risuona con la mia ricerca. Anche il corpo, come la realtà descritta da Deutsch, non si lascia ridurre a una macchina lineare. Non esiste un unico regista che governa, ma un’intelligenza distribuita che emerge dalle relazioni tra le sue forme. Questo processo lo chiamo morphological transduction: la capacità dell’organismo di tradurre ogni variazione in comunicazione e risposta. È la base della comunicazione morfologica, da cui hanno preso forma il progetto aNETomy e il percorso della Kinematic Network Techniques (KNT), con l’obiettivo di restituire al corpo la sua coerenza di sistema.
📌 Dal 31 gennaio 2026 prenderà avvio un nuovo ciclo di aNETomy Basic, promosso da The Anatomical Network. Sarà un’occasione formativa, ma anche un sostegno diretto alla ricerca e alla diffusione di un paradigma che legge il corpo come una rete vivente e intelligente.




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